70 anni di Costituzione

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Il 27 dicembre di 70 anni fa, il presidente della repubblica Enrico De Nicola firma la costituzione italiana alla presenza di Alcide De Gasperi e Umberto Terracini.

La costituzione che oggi compie 70 anni ha come obbiettivo il progresso materiale e spirituale della società fondato sul pieno sviluppo della persona umana.
Bisognerebbe che la politica italiana, i governi, mettessero ogni giorno l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse.
E’ bella la mostra Costituzione, quanto disattesa.
Una bella signora ormai anziana, che vive in due Camere con più di 900 scrocconi a suo (nostro) carico.

Amatrice bla bla bla

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Un anno di ritardi e promesse.
Che l’indignazione sia con tutti noi, sempre, e non la “moda” di un giorno.
Chi era allora al governo promise per: ” Faremo tutto in 6 mesi”.
È passato un anno e nulla, neanche i milioni arrivati dagli sms di tutti noi.
(Non è che magari Errani si è confuso tra ricostruzione e ricreazione?)
Lo sbaglio è che dovevano lanciare le macerie addosso a quei falsi che sono stati a visitare Amatrice. Finché li accolgono con applausi…

Alla Fiera del non voto

C’è una canzone di Angelo Branduardi, ricordate?
Quella del topolino…..
Oggi potremmo riadattarla così:
….e venne Gentiloni, che sostituì Renzi, che prese il posto di Letta, che subentrò a Monti che tanto per cambiare il popolo non votò!

GIURO che brucio la tessera elettorale (se la ritrovo)

Masochismo

Dunque, praticamente le nostre sorti sarebbero in mano di Alfano, Berlusconi e questi due. Che miseria, che vergogna. Una volta avrei detto “vabbè non vado a votare”. Adesso hanno pure tolto le elezioni per cancellare quel numero di astensionismo che cresceva in maniera esponenziale.

Vedo nero
coi miei occhi
come disse la marchesa camminando sugli specchi:
me la vedo nera
ma nera nera!

Andatevene!

 “È tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che voi avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con la pratica di ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese con Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda, tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli.

Avete conservato almeno una virtù? C’è almeno un vizio che non avete preso? Il mio cavallo crede più di voi; l’oro è il vostro Dio; chi fra voi non baratterebbe la propria coscienza in cambio di soldi? È rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene del Commonwealth?

Voi, sporche prostitute, non avete forse sporcato questo sacro luogo, trasformato il tempio del Signore in una tana di lupi con i vostri principi immorali e atti malvagi? Siete diventati intollerabilmente odiosi per l’intera nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l’ingiustizia! Ora basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave. In nome di Dio, andatevene!”.

Questo il discorso che Oliver Cromwell pronunciò il 20 aprile 1653 sciogliendo il parlamento inglese.