Serie Tv

Solo recentemente mi sono avvicinato al mondo delle serie tv, tipo Netflix per intenderci. Nei momenti di relax serali, ho sempre acceso il notebook e lì viaggiavo, tra immagini, video e notizie. Magari la tv accesa, come sottofondo non ascoltato. Poi un giorno ascolto un brano alla radio. Carino. Mi attira il ritornello, lento, quasi triste. Chiedo a mio figlio che sa tutto di musica moderna. Mi dice un nome. Boh. Vado poi a vedere il filmato. Ascolto e non capisco cosa significhino quelle immagini. Ma come babbo, è la sigla della serie tv “La casa di carta”. L’ha vista il mondo. +1. Così mi sono avvicinato alle serie televisive. Poi un’altra, ambientata negli anni 60, poi un’altra fantasy. Poteva mancare Il Trono di Spade? Peggio di quando ero ragazzino di fronte ad un pacchetto di figurine Panini. Scaricate le serie attraverso Telegram. Ingurgitate le puntate e le serie una dietro l’altra peggio delle patatine o delle ciliegie. Fino all’ultima. Un’agonia perchè sprovvisto di Sky, dove veniva trasmessa. Evitavo gente che potesse raccontare ciò che avrei visto la settimana successiva. Abbandonati i social. Poi finalmente riesco a far mia l’ultima puntata. Sono in macchina, pausa pranzo con panino e acqua minerale. So già che alla fine sentirò un vuoto, mi mancheranno i personaggi (alla mia età?). Finalmente sono riuscito a vederla.
Negli ultimi giorni mi sentivo come Ronaldo in area dell’avversario, a forza di driblare spoiler vari.
Come detto non è tanto che seguo le serie Tv, ma devo dire che questa mi è piaciuta tantissimo. Un finale sicuramente discutibile, ma credo che scrivere la fine di una serie cosi complessa non era cosa facile. E adesso che ho finito? Vedete serie tv? Suggerimenti?

Emozioni

“puoi imparare una riga dalla vittoria e un libro dalla sconfitta” (cit)

Vi invito ad emozionarvi (se assomigliate un pò a me) nel vedere e ascoltare il filmato.
Accade qualche giorno fa.
Roland Garros a Parigi.
Il tennista francese Mahut sconfitto, piange. Il figlio corre ad abbracciarlo. Il vincitore Mayer, li fissa e si commuove. Si commuove anche il pubblico, che applaude.
Il senso dello sport e della vita sono tutti in quegli occhi lucidi.