La politica responsabile

“In una conferenza ormai famosa tenuta nel 1919, dal titolo “La politica come professione”, Max Weber distingue due modi di agire nella pratica politica: l’etica dei principi e l’etica della responsabilità. Nella sostanza, chi si comporta secondo l’etica dei principi, non tiene conto delle conseguenze delle proprie idee. Cioè: fa delle scelte secondo i suoi ideali, agisce in un modo che ritiene giusto, e questo può bastare: le conseguenze che derivano da ciò che è stato fatto non interessano. Non riguardano colui che agisce; riguardano, dice Weber, il mondo, e quindi la possibile stupidità degli esseri umani. Riguardano, quindi, gli altri. Chi agisce secondo l’etica dei principi non si occupa del fatto che a seguito di una decisione giusta le circostanze possano peggiorare lo stato dei fatti; l’importante è aver preso la decisione giusta, in sintonia con i propri ideali. L’etica della responsabilità, invece, per ogni decisione da prendere tiene conto delle conseguenze prevedibili. Ingloba, nell’idea di giustizia, anche le conseguenze. La parola tedesca Verantwortungsethik, tradotta in maniera letterale, vorrebbe dire “etica del rispondere di qualcosa”; o come dice il filosofo Salvatore Veca: etica della capacità di risposta. Quindi, l’etica della responsabilità valuta anche ciò che accadrà. Come dice Weber, tiene conto dei difetti degli esseri umani; e non attribuisce agli altri le conseguenze del proprio agire. Chi fa politica secondo l’etica dei principi, segue le sue idee e tiene conto soltanto di quelle – in pratica si sottrae a un vero e proprio atto politico; chi fa politica secondo l’etica della responsabilità, si pone ogni volta il problema di ciò che accadrà in seguito a una sua decisione – in pratica mette in atto un’azione politica.”

Sensazione

“Il segreto è che ogni volta farà meno male, fino al punto in cui non sentirai più nulla.”

(Charles Michael “Chuck” Palahniuk)

Pazienza

Non rimpiango le persone che ho perso col tempo, ma rimpiango il tempo che ho perso con certe persone, perché le persone non mi appartenevano, gli anni si.
[C. G. Y.]