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Voto? no grazie

Da tempo ho purtroppo rinunciato ad un diritto sacrosanto che ho come onesto cittadino: esprimere il mio voto alle elezioni politiche nazionali. E mi dispiace. Ma questo avviene perchè ormai ho perso ogni fiducia nei partiti italiani. Passato negli anni da sostenitore convinto, a votare il meno peggio, ad analizzare oggi quello che i soliti candidati hanno fatto fin qui, come si sono “sistemati” e come ci hanno “sistemato”. Siamo prossimi alle elezioni e da ogni parte rispuntano promesse che poi non saranno come sempre mantenute. Mi rimane la mia coscenza e questa mi dice che è giunta l’ora di dire basta. Basta a mantenere vivo il giochino di pochi.

E mentre si fanno promesse c’è chi ogni giorno deve combattere e rinunciare, ma non ad una vacanza, o al ritocchino al viso, all’ennesima villa o panfilo. Ma rinunciare a cose che ogni comune mortale su questa terra dovrebbe avere come giusto diritto.

Accade a Viareggio: Madre rinuncia all’esame: “Non ho 68 euro”. E rinuncia all’esame pediatrico per la figlioletta. Cerca informazioni su possibili esenzioni o sgravi del ticket da pagare ma non ci sono margini per sconti o aiuti. La cifra da pagare è quella e non ci sono altre possibilità. Prima esplode la rabbia, poi la rassegnazione. La giovane madre se ne va e rinuncia a un esame di cui sua figlia ha bisogno. Ma i soldi non ci sono. Siamo all’ospedale Versilia ai tempi della crisi. La donna, nella sua disperata ricerca di aiuto, ha spiegato alla gente in attesa come lei e agli addetti Asl che quella cifra non la può pagare perché in famiglia lavora solo lei, il marito è cassintegrato e ci sono due figli da crescere. Ma non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. Tutt’altro. C’È POI chi parte da casa con cinquanta euro pensando che bastino per pagare l’accertamento, ma quando il conto finale ammonta ad esempio a sessanta euro debbono chiedere sostegno agli altri che sono in coda se non agli operatori dell’Asl. La gente in fila è sconcertata: «Non è la prima volta — spiega una signora — che devo aiutare chi mi precede. L’ultima volta che ero in fila qui alla cassa un padre di famiglia mi chiese 5 euro perché gli mancavano. Io lo faccio volentieri ma non possono tutte le volte autotassarmi per dare una mano anche se capisco la loro difficoltà». [tratto da LaNazione]

Chi visse sperando…..

Dunque, Monti è dimissionario quindi  le Province dovrebbero essere salve. Non credo infatti che verrà convertito in legge il decreto che ne prevede la riduzione. Effetto collaterale della caduta del governo Monti. Ma la mia domanda è: perché non è stato fatto prima? Perché la riforma delle pensioni è entrata in vigore subito e invece la riduzione delle province no? E perché anche gli altri tagli ai costi della politica rimarranno al palo? Insomma, Monti si è dimesso e il sottoscritto rimane ad aspettare la riduzione dei costi della politica…che non ci sarà!

Soldi ai partiti?

Un partito che rispecchi il dettato costituzionale sostiene spese per organizzare dibattiti, conferenze e studi, per fare campagne informative, per la partecipazione alle elezioni, per promuovere l’associazione dei cittadini e concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Per questo usa i soldi un partito, altrimenti è un’altra cosa.
L’immagine che esce oggi dei partiti italiani è davvero disarmate per un cittadino che difficilmente arriva al 20 del mese. I partiti, nonostante il referendum contrario, si danno troppi soldi, che per alcuni si tramutano oggi in conti correnti in paradisi fiscali, diamanti, lingotti d’oro.
Penso a tutti questi milioni di euro spesi così male. Penso ai tagli alla scuola, alla sanità, ai fondi che potremmo invece destinare alla ricerca.
Quale motivo, mi chiedo allora, può ancora spingere un cittadino a recarsi alle urne per votare queste persone?