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La paura di scomparire

La paura di scomparire qualche nostro politico inizia ad avvertirla. Forse è proprio per questo motivo che a destra e sinistra hanno inventato le primarie. Si tenta infatti, con questa spettacolarizzazione all’americana della politica di attirare un certo numero di elettori che invece, stufi dall’assenteismo di idee, fatti e di vari molteplici scandaletti, si stanno allontanando sempre più dal seggio elettorale. Però c’è qualcosa che non mi torna. Per prima cosa si fa pagare per esprimere un giudizio sulla person ed avere alla fine il candidato. Secondo: si trova il candidato, quello che dovrebbe essere forte, quello che poi vince l’avversario opposto, quello che, eletto,  va a governare senza doversi guardare le spalle dai suoi. Ecco. Questo è il punto. Forse tutto ciò accade in America, dove esiste anche il fairplay politico. Ma non in Italia. O sbaglio.

Italia? Ma quale rivoluzione!

Personalmente trovo reali ed angoscianti le parole scritte da Ciro Pellegrino, che forse nella sua esposizione dimentica che oltre a pensare al campionato di calcio in questo periodo c’è pure la preoccupazione di trovarsi un Apple/telefonino obsoleto.

Spagna, Grecia, Italia: se alla rivoluzione preferisco un bel pallone
Il grido d’allarme greco e spagnolo parla la stessa lingua di quello italiano. Eppure nel Belpaese – scusate la facile associazione – stasera c’è il campionato di calcio.

Una delle  cose che leggo più spesso, sui social network soprattutto, quando si verificano vicende come quella di Spagna e Grecia in queste ore è che in Italia mai, mai e poi mai potrà succedere una cosa del genere. Vale la pena approfondire. Ecco: io non auspicherei mai notti di guerriglia urbana: ha già patito tanto questo Paese, nel corso degli anni, per poter auspicare a cuor leggero una “rivoluzione”, termine che pure tanti politici nostrani usano in maniera troppo avventata, secondo me.

Detto ciò, è imbarazzante che nel nostro Paese si sonnecchi amabilmente. A fronte di casi eclatanti (Alcoa, Fiat, Ilva tanto per citarne alcuni), i sindacati dei lavoratori sono imbambolati, in attesa di capire come orientarsi per le prossime Politiche, i movimenti di opinione si stanno adeguando al vento che tira e cercano più che altro di organizzarsi per la tornata elettorale e uscirne sul carro del vincitore. I partiti politici? Beh quelli tra le primarie, gli scandali e le sprecopoli debbono pensare alla loro sopravvivenza: cosa può fregargliene?

Ma quello che stupisce di più sono i movimenti di piazza: una volta avevamo la “Pantera” all’Università, i “No Global”. Avevamo i cosiddetti “extraparlamentari”, fuori da ogni schema istituzionale. E poi gli studenti, i pensionati. Ma dove cavolo sono finiti tutti? Il grido d’allarme greco e spagnolo parla la stessa lingua di quello italiano. Eppure nel Belpaese – scusate la facile associazione, forse un poco populista, ma è un fatto- stasera c’è il campionato di calcio. Altrove, invece, qualcuno pensa al suo futuro.