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Rocco Siffredi for President

Li votiamo, gli paghiamo lo stipendio e tanto altro e li facciamo divertire.

Rocco Siffredi for President: Rocco Siffredi presidente della Repubblica. Tra i Grandi Elettori al secondo turno c’è qualcuno che l’ha votato. E la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha austeramente bocciato il suffragio: “Non ha i requisiti”. Intendendo, ovviamente, i cinquant’anni d’età richiesti per il capo dello Stato, non altri, che il professionista Siffredi certamente possiede. [fonte]

Grillo è serio?

dal Financial Times

Il quotidiano economico inglese: “Ora il M5S dimostri di non essere solo un partito di protesta senza scopo. Mostri la sua impronta sull’economia, dica come finanziare il reddito di cittadinanza. O gli elettori potrebbero concludere che non è serio” Se il Movimento 5 Stelle continua escludere l’appoggio a un governo che comprenda anche altri partiti, a sedersi ai margini, negherà agli elettori la chance di veder applicate molte delle politiche per cui lo hanno votato”. Per questo il M5S “dovrebbe dimostrare di non essere solo un partito di protesta senza scopo“.

Credo che in Italia in tanti se lo stanno chiedendo.

La rivolta dei pagliacci

pagliacci

Ricordate il giudizio espresso dal leader dell’opposizione tedesca su Berlusconi: “Silvio Berlusconi è un pagliaccio”. La polemica dichiarazione del leader dell’opposizione tedesca Peer Steinbrück ha offeso non solo gran parte degli italiani, ma anche i pagliacci, che hanno preso le distanze dall’ex primo ministro italiano.
“Un pagliaccio del circo non è uno stupido che si può mettere allo stesso livello di Berlusconi” ha detto Bernhard Paul, direttore del circo Roncalli di Colonia e famoso pagliaccio per 36 anni. “È una professione onorevole, difficile, che richiede sensibilità e talento artistico”.
E se ne parla fino in Perù

Fini:”trombato” a peso d’oro

Come è noto, l’ex Presidente della Camera non è stato rieletto e nella nuova legislatura non sarà un membro del Parlamento. Ma quanto incasserà per questa sconfitta elettorale?
Oggi su Libero Franco Bechis fa un po’ di conti.
Fra un paio di mesi intascherà l’assegno di fine mandato, che  dovrebbe ammontare a circa 260 mila euro netti. È una sorta di liquidazione che deputati e senatori ottengono quando non vengono più rieletti (o quando dovessero essere eletti nel Parlamento europeo).
Una maxi liquidazione, quindi, di 260.000€ (e pure netti). Ma non è finita qui, perchè a Fini spetta anche un assegno mensile di un certo rilievo. Una sorta di reddito di cittadinanza.
Essendo stato eletto  per la prima volta nel 1983 Fini può andare in pensione prima dei 65 anni, e ottenere il vitalizio per quasi tutto il periodo di mandato e solo per l’ultimo anno anche una integrazione calcolata sul suo stipendio con il metodo contributivo ora entrato in vigore. Si tratta di un assegno da 6.200€ netti al mese circa.
Mica male. [da liberoquotidiano.it]

Li abbiamo votati

Ho sempre sostenuto che il primo problema della politica italiana non fossero i politici, ma il sovrano popolo che li sceglie e li vota. Poi chiaramente si possono pagarne le conseguenze. Avrei voluto vedere alle prossime elezioni un astensionismo pari all’80% per dare un segnale chiaro, netto e deciso a tutti i partiti italiani. Ma ciò non succederà ne adesso ne mai. Siamo sempre a lamentarci di tutti ma poi come topini veniamo sempre richiamati ed affascinati dai vari pifferai, e ci rechiamo alle urne. Ma questa volta no, almeno io non andrò.

Grande Bisio l’altra sera. Altro che Crozza.

Al voto, al voto

4 milioni di posti di lavoro, tasse abbassate, anzi tolte, le uniche che salgono sono quelle sui capitali (così finalmente una volta per tutte si vanno a colpire i ricchi). Cancellazione dei debiti, detrazione degli scontrini. Tutte le promesse su Imu, Irpef, Irap, Iva. Tagli ai costi della politica (finalmente vedremo meno persone alla Camera e Senato).
E il bello è che sono tutti i candidati, questa volta, a promettere la nostra salvezza, la ripresa economica, rimedi definitivi sulla disoccupazione e lo svuotamento, all’ora di pranzo e cena, delle sale della Caritas.
Promettere.
Ci vuole ben altro per seppellire questi politici.

Voto? no grazie

Da tempo ho purtroppo rinunciato ad un diritto sacrosanto che ho come onesto cittadino: esprimere il mio voto alle elezioni politiche nazionali. E mi dispiace. Ma questo avviene perchè ormai ho perso ogni fiducia nei partiti italiani. Passato negli anni da sostenitore convinto, a votare il meno peggio, ad analizzare oggi quello che i soliti candidati hanno fatto fin qui, come si sono “sistemati” e come ci hanno “sistemato”. Siamo prossimi alle elezioni e da ogni parte rispuntano promesse che poi non saranno come sempre mantenute. Mi rimane la mia coscenza e questa mi dice che è giunta l’ora di dire basta. Basta a mantenere vivo il giochino di pochi.

E mentre si fanno promesse c’è chi ogni giorno deve combattere e rinunciare, ma non ad una vacanza, o al ritocchino al viso, all’ennesima villa o panfilo. Ma rinunciare a cose che ogni comune mortale su questa terra dovrebbe avere come giusto diritto.

Accade a Viareggio: Madre rinuncia all’esame: “Non ho 68 euro”. E rinuncia all’esame pediatrico per la figlioletta. Cerca informazioni su possibili esenzioni o sgravi del ticket da pagare ma non ci sono margini per sconti o aiuti. La cifra da pagare è quella e non ci sono altre possibilità. Prima esplode la rabbia, poi la rassegnazione. La giovane madre se ne va e rinuncia a un esame di cui sua figlia ha bisogno. Ma i soldi non ci sono. Siamo all’ospedale Versilia ai tempi della crisi. La donna, nella sua disperata ricerca di aiuto, ha spiegato alla gente in attesa come lei e agli addetti Asl che quella cifra non la può pagare perché in famiglia lavora solo lei, il marito è cassintegrato e ci sono due figli da crescere. Ma non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. Tutt’altro. C’È POI chi parte da casa con cinquanta euro pensando che bastino per pagare l’accertamento, ma quando il conto finale ammonta ad esempio a sessanta euro debbono chiedere sostegno agli altri che sono in coda se non agli operatori dell’Asl. La gente in fila è sconcertata: «Non è la prima volta — spiega una signora — che devo aiutare chi mi precede. L’ultima volta che ero in fila qui alla cassa un padre di famiglia mi chiese 5 euro perché gli mancavano. Io lo faccio volentieri ma non possono tutte le volte autotassarmi per dare una mano anche se capisco la loro difficoltà». [tratto da LaNazione]