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Renzi e Berlusconi

Ringrazio Michele Serra che con il suo articolo su Repubblica mi toglie un dubbio, dopo aver ascoltato e letto ovunque disapprovazione totale della parte non troppo renziana del Pd. Credevo di essermi perso qualcosa, ma non è così.

L’AMACA del 19/01/2014 (Michele Serra). Ci sono almeno due cose, sul colloquio Renzi-Berlusconi, che vanno dette al netto di ogni bilancio politico e di ogni elucubrazione politologica. La prima è che la cosa davvero anomala, davvero strampalata, non è discutere le regole con il “nemico”; è governare insieme a lui. Poiché il Pd quel passo stravolgente (governare insieme a Berlusconi) l’ha già compiuto, per giunta sotto l’alto patrocinio del Capo dello Stato, perché mai il suo nuovo segretario dovrebbe astenersi da un ben più giustificabile incontro per discutere di regole comuni?
La seconda è che questo incontro non arriva a interrompere un brillante e proficuo percorso di riforma. Arriva dopo anni di penoso traccheggio e di ignavia politica; arriva dopo un Lungo Niente che solo il colpo di mano (benedetto) della Consulta ha ribaltato: senza di quello, avremmo ancora il Porcellum, e l’umiliazione sistematica della politica per mano della politica stessa. Il “qualcosa” di Renzi è sempre meglio del nulla che lo ha preceduto. Di più: è proprio il nulla che lo ha preceduto a offrire a Renzi una innegabile pezza d’appoggio.

Da La Repubblica del 19/01/2014.

Non sappiamo se l’Italia serva ancora a qualcosa

……….oltre a dare il nome a una nazionale di calcio e a pagare gli interessi del debito pubblico. Abbiamo dunque bisogno di una classe dirigente che – messa da parte la favola bella della fine degli Stati nazionali e l’alibi europeista, che negli ultimi vent’anni è perlopiù servito solo a riempire il vuoto ideale e l’inettitudine politica di tanti – si compenetri della necessità di un nuovo inizio. Ripensi un ruolo per questo Paese fissando obiettivi, stabilendo priorità e regole nuove: diverse, assai diverse dal passato. Mai come oggi, infatti, abbiamo bisogno di segni coraggiosi di discontinuità, di scommesse audaci sul cambiamento, di gesti di mutamento radicale. [l'articolo intero]

Una  concreta quanto amara analisi di Ernesto Galli della Loggia

Politica: non butta bene

Sono finiti i tempi in cui potevo credere in un progetto politico.
Piano piano sono arrivati i tempi in cui i progetti venivano parzialmente portati avanti. Poi ho visto tanti programmi che di contenuto fattibile c’era ben poco ma in realtà si trattava del classico “specchietto per le allodole”. Infine hanno abbattuto pure le allodole e siamo rimasti delusi, arrabbiati e senza un soldo. Noi. Premetto che sono sempre stato tendenzialmente portato a guardare verso destra. Ecco, la destra, oggi disintegrata, divisa ma soprattutto incapace a creare una figura importante, decisa, concreta, seria. Capace di far dimenticare Berlusconi, le sue feste, le sue battute i suoi personali coinvolgimenti con varie procure e tribunali. Stiamo andando verso nuove elezioni e abbiamo una vecchia “pappa”, i vecchi giochini (i voti della Lega, ieri contro, oggi a favore in cambio della poltrona della presidenza della regione Lombardia.). Il Centro, accozzaglia di personaggi insignificanti. Quando vedo e ascolto Casini mi domando se ci sarà forse un giorno in cui sarà capace veramente di prendersi la responsabilità di dire effettivamente da che parte sta e cosa vuol fare da grande. Poi la Sinistra. Incredibile da ammettere per me, ma ci avevo creduto. Avevo creduto in un possibile cambiamento. Renzi sicuramente non ha ancora peso ed esperienza, ma l’idea era ottima. Ma si è scontrato con la parte dura, radicata nel tempo e nelle posizioni di leadership, e pur ottenendo un discreto risultato, ha dovuto ammettere la sconfitta. Ci avevo creduto e rimango ancora dell’idea che quello è il cammino che oggi la politica italiana e i partiti che la compongono devono iniziare a seguire.
Quindi…….in questo modo si va a nuove elezioni. Bersani vs Berlusconi, con un Monti che esce zoppo e senza partito, che ha ridato faccia pulita al nostro Paese, ma non è riuscito (e forse è mancato tempo, autorità e figure importanti) ad iniziare il vero processo di una ripresa della nostra economia.
Ah, dimenticavo Grillo e il suo Movimento. Vedo parecchia nebbia intorno, praticamente niente di chiaro e soprattutto di convincente e costruttivo (hanno davvero capacità questi soggetti?).
Solito minestrone insomma, guerra all’odiato nemico, poltrone da rioccupare, poca politica vera, quella che serve a noi e al bene del nostro Paese.
Non butta per niente bene, insomma.

Italia? Ma quale rivoluzione!

Personalmente trovo reali ed angoscianti le parole scritte da Ciro Pellegrino, che forse nella sua esposizione dimentica che oltre a pensare al campionato di calcio in questo periodo c’è pure la preoccupazione di trovarsi un Apple/telefonino obsoleto.

Spagna, Grecia, Italia: se alla rivoluzione preferisco un bel pallone
Il grido d’allarme greco e spagnolo parla la stessa lingua di quello italiano. Eppure nel Belpaese – scusate la facile associazione – stasera c’è il campionato di calcio.

Una delle  cose che leggo più spesso, sui social network soprattutto, quando si verificano vicende come quella di Spagna e Grecia in queste ore è che in Italia mai, mai e poi mai potrà succedere una cosa del genere. Vale la pena approfondire. Ecco: io non auspicherei mai notti di guerriglia urbana: ha già patito tanto questo Paese, nel corso degli anni, per poter auspicare a cuor leggero una “rivoluzione”, termine che pure tanti politici nostrani usano in maniera troppo avventata, secondo me.

Detto ciò, è imbarazzante che nel nostro Paese si sonnecchi amabilmente. A fronte di casi eclatanti (Alcoa, Fiat, Ilva tanto per citarne alcuni), i sindacati dei lavoratori sono imbambolati, in attesa di capire come orientarsi per le prossime Politiche, i movimenti di opinione si stanno adeguando al vento che tira e cercano più che altro di organizzarsi per la tornata elettorale e uscirne sul carro del vincitore. I partiti politici? Beh quelli tra le primarie, gli scandali e le sprecopoli debbono pensare alla loro sopravvivenza: cosa può fregargliene?

Ma quello che stupisce di più sono i movimenti di piazza: una volta avevamo la “Pantera” all’Università, i “No Global”. Avevamo i cosiddetti “extraparlamentari”, fuori da ogni schema istituzionale. E poi gli studenti, i pensionati. Ma dove cavolo sono finiti tutti? Il grido d’allarme greco e spagnolo parla la stessa lingua di quello italiano. Eppure nel Belpaese – scusate la facile associazione, forse un poco populista, ma è un fatto- stasera c’è il campionato di calcio. Altrove, invece, qualcuno pensa al suo futuro.