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Gaslini

Ogni volta che esco dal cencello di questo Ospedale Pediatrico penso quante persone vorrei portarvi per fare un giretto nei vari reparti. Forse molte cambierebbero.

“I Bambini di ieri sono diventati grandi, i bambini di oggi sono il futuro di domani, aiutiamoli a crescere, aiutiamoli a vivere! Da 75 anni questo è l’obiettivo dell’Istituto Giannina Gaslini”.

Vogliamo dare una mano? [qui]

Il linguaggio del corpo

Recentemente ho letto un interessante libro di un esperto di marketing che evidenzia come imparare a leggere e comprendere il linguaggio del corpo straordinario strumento
per conoscere meglio noi stessi e chi ci circonda.
La comunicazione verbale (i contenuti) vale solo il 7% circa.
La voce vale il 38% (Volume, tono, ritmo, pause) e il rimanente 55% è affidato all’uso del corpo
(le espressioni facciali, gli atteggiamenti corporali, i movimenti)

Insomma tutto davvero interesante.
Vorrei sottoporre al professionista e scrittore quanto accadutomi qualche giorno fa in una mia visita presso un potenziale cliente contattato per la prima volta mediante telefono..
Mi accoglie presso l’ufficio una simpatica signora, giovane (max 35), abito sportivo, estremamente dinamica ed esperta di comunicazione digitale (mia proposta: la presenza della attività all’interno dei portali nazionali per cui lavoro in canali tematici attinenti al settore e campagna promozionale attraverso invio di email e sms)
La conversazione scorre piacevolmente. A domanda precisa corrisponde sempre la mia giusta risposta. Poi, lasciando la mia poltrona, mi avvicino al suo pc per illustrare dal vivo la proposta con esempi.
Alla fine rimaniamo d’accordo per una mia formulazione precisa e proposta economica.
Ci salutiamo sulla porta dell’ufficio. Poi vedo che mi accompagna sulle scale al piano terra. Ci fermiamo e lei si scusa di non avermi neppure offerto un caffè. Rispondo che sarà per la prossima volta. Il discorso quindi va sulle applicazioni per iPhone. Mi dice di aver lavorato per quella che riguarda il settore turismo in Versilia. “se hai da realizzare qualche app…..” “mi scusi le ho dato del tu”. Dico io “Ma si, diamoci del tu”.
5 minuti di orologio di ulteriore conversazione, ma adesso siamo molto più vicini. Quindi ci salutiamo, ci diamo la mano e poi lei, due baci sulla guancia, come se fossimo stati due vecchi amici.
Dunque diceva l’esperto di marketing che nella trattativa…… La comunicazione verbale vale solo il 7% circa. La voce vale il 38% e il rimanente 55% è affidato all’uso del corpo.

119?

Perdete ogni speranza o voi che provate. Oggi per risolvere un piccolissimo problema al mio cellulare Blackberry 9900 che non si connette alle App, ho provato a contattare il servizio 119. Chiaramente ci troviamo di fronte a “cancelletto” “asterisco” “premi il tasto 1″ “premi il tasto 2″ e via dicendo. Giuro di averle provate tutte, cliccato tutto il possibile e l’impossibile. Ma non c’è stato niente da fare. Nessun addetto/a a cui spiegare che da quando sono passato a Tim il mio cellulare non si connette ad aluni servizi. Il bello è che chiamando un centro Tim di Viareggio, ed esposto il problema della impossibilità di comunicazione, la persona mi ha consigliato di provare con la strada/opzione “smarrimento”. Ma non c’è stato verso. Problema irrisolto. Domani provo con il 118.

Berlusconismi

Oggi sono entrato da un cliente potenziale per proporre la mia consulenza sulla migliore comunicazione in rete che esista sulla faccia della terra. Il cliente in questione è titolare di un ristorante. Di obiezioni ne ho sentite tante, ma questa mi mancava davvero: “guardi signor Repetti di Virgilio.it che adesso io non ho più bisogno di essere visibile in internet per essere trovato da nuovi clienti. Torna Berlusconi e i ristoranti saranno nuovamente pieni di gente!!”

Vacanze

Mi mancano le vacanze di un tempo. Forse più semplici. Forse più povere, sicuramente più vere.
Finiva la scuola ed iniziava un lunghissimo periodo di vacanza visto che la ripresa delle lezioni era il 1° ottobre.
Lo so, parlo dei tempi delle guerre puniche, ma era così. La fortuna di vivere a Forte dei Marmi, quindi mare a volontà. Poi il mese di ferie del babbo, e via di corsa in montagna, sulle Dolomiti. Ricordo che con 100 mila lire si prenotava un appartamento per tutto il mese. Gite, passeggiate, amicizie. La sera intorno al fuoco a cantar Battisti. Via dalla televisione, che poco si vedeva, via dallo stress, parola quasi sconosciuta. Il computer non esisteva, o meglio, non era ancora presente nelle case. Niente social network quindi e soprattutto niente cellulare. Gli aggiornamenti si facevano di persona e le foto si guardavano poi tutti insieme, raccolte negli album.
Mi mancano le vacanze di un tempo, sicuramente più vere.

Impotente

Sono a casa da qualche giorno. La schiena di solito mi fa dei brutti scherzetti, ma questa volta è stata un pò troppo cattiva.
Sento suonare il campanello. Mi affaccio ma non vedo nessuno. Poi un ragazzo con un cellulare. “Mi aiuti, mio padre sta male”.
Nonostante il dolore riesco a scendere in strada. Quel ragazzo mi accompagna nella casa accanto alla mia. Arrivo sulla porta e vengo investito da un forte odore di vernice. Eppure le finestre sono tutte aperte. Entriamo in quella che dovrebbe essere la sala. Ci sono mobili e scatoloni, divano e poltrone sparse. Stanno lavorando per venire ad abitarla. L’odore si fa sempre più forte. Il ragazzo mi dice che il padre è giù in taverna. Sento un respiro forte, meglio dire un rantolo. Scendo le scale, ma la gola inizia a bruciare. E’ solvente. Ci sono taniche sparse ovunque, usate forse per pulire il pavimento in cotto. Vedo il padre, e ascolto quel rantolo angosciante. Lo afferro per girarlo. La gola, lo stomaco, gli occhi iniziano a prendermi fuoco. Eppure saranno passati 30/40 secondi. Scappiamo via, di sopra, in una affannosa ricerca di aria pulita.
Il padre è un uomo di robusta corporatura. Sia io che il figlio sappiamo che non possiamo da soli portarlo fuori in salvo. Vorresti in quel momento non sentire il tuo dolore, vorresti avere il doppio delle forze. Un ampio respiro e di nuovo giù, in completa apnea. Un altro tentativo. Ma  mi scontro con l’evidente impossibilità di poter aiutare quella persona. Avverto una profonda angoscia.
Torno di nuovo su al piano terra. Libero completamente il passaggio. Ho le lacrime agli occhi, per il bruciore e per quella sensazione di impotenza. Arriva il 118 poi i Vigili del Fuoco. Il bruciore in gola si fa ancora sentire mentre parlo con il comandante. Appare evidente che quell’uomo ha sottovalutato le condizioni ambientali e la forza tossica di tutto quel solvente. Come minimo era da più di un’ora e mezza che era privo di conoscenza. Se la moglie non avesse avvertito il figlio che non riusciva a raggiungere telefonicamente il padre….
Storia brutta, anche perchè ci saranno sicuramente delle responsabilità.
Il giorno dopo ho paura a leggere le locandine dei giornali, ma non riportano la notizia, per fortuna.
Nella serata una telefonata del ragazzo. Ringrazia. Il padre è vivo per miracolo.

In caso di terremoto…..

Prima esci, poi (eventualmente) twitta.

Ho carpito questo post a Massimo Mantellini proprio mentre osservavo in tv le immagini riprese da vari telefonini durante la scossa di terremoto di questa mattina, poi passate su Youtube o mandate direttamente alle varie agenzie giornalistiche. Ho la fortuna di vivere lontano dalla zona in cui si è manifestato in questi giorni il sisma. Ma, nel primo evento, quello alle 4 circa di notte, mi ha svegliato. Ho preso moglie e figlio e sono sceso di corsa al primo piano (accorgendomi tra l’altro che avevo dimenticato la suocera che dormiva beatamente). In quello di oggi, alle 9,00 stavo uscendo e ho notato l’acqua agitata nell’acquario e il lampadario che andava a destra e a manca. E mi sono definitivamente reso conto che molto probabilmente non ho nè il senso innato del giornalista nè un coraggio da leone.