Non ho mai acquistato con frequenza costante Focus, il mensile comunque letto da tantissima gente (dovrebbe essere in testa alla classifica di vendita). Certo questo numero non passerà inosservato.
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Giornalismo: non c’è limite all’indecenza
Wikileaks Italia: sai che novità!
Per adesso mi ritengo deluso. Non mi pare infatti di intravedere rilevanti novità su quanto già sappiamo grazie a parsimoniosi articoli dei giornali italiani.
Mi piacerebbe qualcosina di più piccantello, che ne sò, qualche segretuccio "andreottiano", quel che si sa di Ustica. Insomma roba un pochino forte, degna di cronaca.
Delusioni
E” un periodo davvero ricco, di delusioni. Ma le esperienze passate a qualcosa son servite. Quindi parare i colpi, arginare e ripartire. Certo considerazione riconoscenza e rispetto appartengono a pianeti lontani. Non entro nei particolari per non tediare.
Invece questi due pare non si fermino più. Scalfari risponde a De Bortoli.
Botta e risposta
La risposta di Scalfari alla lettera di De Bortoli, e la successiva, immediata replica di quest’ultimo. Solo per dover di cronaca. Ma questo scontro fra i quotidiani più importanti non mi dispiace.
Dalla parte del Corriere
E’ un quotidiano che leggo spesso acquistandolo in edicola, insieme adesso al Giornale (seguo anche Feltri). Ogni giorno invece apro la sua pagina su internet, corriere.it. Ho letto la risposta alle critiche portate in questi giorni, scritta dal suo direttore De Bortoli. Molto interessante e molto condivisibile.
Abbiamo rispetto del ruolo politico e sociale del Cavaliere, e più volte su queste colonne lo abbiamo sottolineato. Ma ne critichiamo gli eccessi. Nello stesso tempo difendiamo i valori costituzionali e gli insostituibili ruoli di garanzia di alcune sue istituzioni.
Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. Si è ben guardato, in questi mesi, dall’assecondare la campagna scatenata contro il premier, con vasta eco all’estero, dai suoi nemici, politici ed editoriali, e da tutti quelli che hanno ridotto l’opposizione allo sguardo insistito nella sua vita privata.
Certo le notizie non le abbiamo mai nascoste. Mai. Ma neanche strumentalizzate e piegate alle esigenze di parte, come accade in quasi tutto il panorama editoriale.
Abbiamo informato, correttamente, senza mistificare la realtà com’è prassi quotidiana sulla stampa e sul video. Ma non abbiamo mai partecipato alla guerra civile mediatica che si è scatenata subito dopo.
Il Corriere ha ospitato tutte le opinioni, nel solco della sua migliore tradizione. Ha elogiato il governo quando se lo meritava. Non poche volte. Lo ha criticato quando a nostro giudizio sbagliava.
Il Corriere è un giornale liberale e moderato, una delle istituzioni di garanzia di questo Paese. Non vuole partecipare allo scontro fra due fazioni, in un’Italia ridotta a una desolante arena nella quale si sta perdendo, insieme allo stile e al decoro, anche un po’ il lume della ragione.
Il Corriere, non La Repubblica
Iene non sciacalli
E’ vero che a cibarsi di cadaveri non sono solo le iene, ma pure gli sciacalli e gli avvoltoi, ma non so per quale motivo (e poveri animali non me lo vogliano) la iena mi ha sempre fatto un effetto ancora più negativo. C’è anche da dire che in natura queste razze sono utili in quanto veri spazzini. Ma qui il discorso è ben altro, sicuramente molto più insulso, non trovo assolutamente aggettivo che possa qualificare simili comportamenti.
Leggo quanto riporta Massimo Mantellini:
Nel più usuale stile del peggior giornalismo Felice Manti de Il Giornale dopo la strage di Kabul si è fatto un giro per la rete Internet appuntandosi ogni frase o commento di offesa ai militari uccisi per poi farne un articolo.
Sulla critica mossa al Giornale e il suo giornalista ognuno è giusto che dica la sua. Sinceramente in tutta l’estate ho osservato articoli davvero penosi un pò ovunque. Quindi mi limito a disprezzare solo chi non porta rispetto per la vita umana.
La guerra a colpi di Photoshop
Purtroppo per chi la vive non è così. Mi sono trovato infatti davanti ad immagini cruente che evidenziano in modo atrocemente reale ciò che sta vivendo la gente di quella striscia di terra maledetta. Sono sempre stato contro la violenza e contro la guerra e non guardo bandiere, nazionalità o religioni, chi ha ragione o chi ha torto. Perchè quando si assiste ad una cosa del genere non c’è ragione e non c’è torto. C’è solo una infame politica, una dimostrazione della poca volontà da parte di tutti di porre fine ai massacri e civili, soprattutto bambini innocenti che vivono nel terrore e rimangono segnati per tutta la vita, se riescono a sopravvivere.
Trovo poi meschino che per rendere ancora più d’effetto una tragedia si arrivi a manipolare la notizia.
Questa e altre sono opera de Il Giornale che è stato denunciato dall’FPA, Fotoreporter Professionisti Associati, all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia sostenendo che anche "chi si occupa di grafica e photoediting all’interno di una redazione ha responsabilità deontologiche ineludibili e come tale va considerato, anche contrattualmente, un giornalista a tutti gli effetti". (SocialDesignZine)
Sant’Anna, come i partigiani avrebbero tradito gli abitanti
Qualche giorno, in occasione dell’uscita nelle sale cinamatografiche del film di Spike Lee, “Miracolo a Sant’Anna” scrissi anche io un post nel cui riportavo quello che mi avavano raccontato a riguardo di quell’orribile strage. Ieri, mentre mi recavo in auto a Genova per lavoro, il mio collega mi dice: “sai che mia mamma potrebbe finire sui giornali?” Oggi infatti è apparso un articolo, in prima pagina su “Il Riformista” di Fabrizio d’Esposito :”Ecco il volantino che condannò Sant’Anna”. Riporta un documento che la mamma del mio collega, che conosco da tantissimi anni, ha conservato per tutto questo tempo. Un foglio importante che spiega come andarono veramente i fatti. Riporto alcune parti dell’articolo:
“Questa cosa mi bolle dentro da cinquant’anni e adesso con le polemiche sul film ho deciso di tirarla fuori”. A parlare è una signora di ottantuno anni e il film a cui fa riferimanto è “Miracolo a Sant’Anna” di Spike Lee. Il 12 agosto del 1944, la data dell’infame eccidio nazista, la donna si trovava sfollata in un paesino vicino Sant’Anna di Stazzema. Ma “lassù c’era mia cognata che fu uccisa con il suo fratellino”. Non solo: a sua volta il fratello della signora recuperò da un partigiano che l’aveva staccato dalle pareti della chiesa di Sant’Anna pochi giorni prima della strage, un volantino firmato Brigata Garibaldi che invitava la popolazione alla resistenza passiva e a non lasciare le case. Si tratta di un documento che abbiamo riprodotto oggi sul giornale e attorno al quale ruota l’intero giallo delle motivazioni che spinsero le SS a trucidare quel giorno 560 tra donne, bambini ed anziani. Ancora oggi, infatti, non è stata appurata la vera causa che scatenò la ferocia delle truppe tedesche……………..Entra in ballo il documento custodito dalla signora per mezzo secolo. Tutto accade nell’arco di due settimane:dalla fine di luglio al 12 agosto del 44. Nella sentenza del tribunale di La Spezia, si legge che il rapporto tra i partigiani e la popolazione locale sulle Apuane non era delle migliori. Molti sbandati, per esempio, seminavano il terrore in maniera ingiustificata…………….Poi ai primi di agosto “nonostante l’opposizione dei residenti civili” come scrivono i giudici, sette soldati tedeschi vengono uccisi dai partigiani. Si arriva quindi all’ordine di sfollamento impartito dai tedeschi………Secondo testimoni l’ordine viene affisso sulle pareti della chiesa. I partigiani lo tolgono subito ma la voce si sparge. Molti riescono ad andare via e nel frattempo compare un nuovo volantino, datato 29 luglio 44 firmato dalla Brigata partigiana Garibaldi. E’ un appello alla popolazione versiliese a non lasciare il paese: “Bambini, anziani e donne non abbandonino le case, gli eserciti della liberazione sono ormai a pochi chilometri, le formazioni partigiane sono pronte all’azione e risponderanno alle rappresaglie. Dice la signora che ci ha dato il volantino “Molti decisero di non andare via perchè si sentivano protetti dai partigiani, ma non fu così”…………E della mancata protezione parlano anche i magistrati della sentenza che stabiliscono in 363 il numero delle vittime “più plausibile” senza per questo togliere nulla alla gravità dell’eccidio: “ I pochi superstiti della strage ripensando al volantino con cui si invitava la popolazione a resistere all’oppressore tedesco, si lamentavano di essere stati abbandonati, nonostante la promessa di protezione".
Un nuovo carburante
Ah, ecco. Si parla tanto di rincari di benzina e gasolio. Tutti allora pensano di passare a Gpl oppure metano quando invece si può usare qualcosa di ancora più naturale e sicuramente meno costoso. da corriere.it