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Maturità

O mio Dio. Vi è mai capitato in sogno (incubo per me) di rivivere il vostro esame di maturità? Il mio lo ricordo bene anche se mi sfugge l’anno (si va troppo indietro). Oggi tema di italiano. Frequentavo il liceo scientifico nella mia Forte dei Marmi. Dopo i vani tentativi di conoscere i titoli dei temi proposti nelle varie scuole italiane sparse nel mondo, tipo svizzera, Sud Africa, Australia ecc decisi di prepararmi su due argomenti, Montale e udite udite su quello che sarebbe diventato il Parlamento Europeo. Intuizione geniale. Sapevo tutto e di più, persino il numero di scarpa di ogni politico che stava lavorando al progetto. Dopo 90 minuti circa avevo finito il tema ed aiutato qualche compagno a me vicino di banco. Risultato? 9. Il bello che grazie a quello splendido voto riuscii a cavarmela per il “rotto della cuffia“. Insomma ottenni un 36/sessantesimi (allora quella era la votazione in essere). Il minimo insomma. Lascio a voi immaginare cosa combinai di spaventoso nello scritto di matematica e quale scena tragi/comica registrai agli orali. Ma ne uscii vivo.

Andatevene!

 “È tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che voi avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con la pratica di ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese con Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda, tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli.

Avete conservato almeno una virtù? C’è almeno un vizio che non avete preso? Il mio cavallo crede più di voi; l’oro è il vostro Dio; chi fra voi non baratterebbe la propria coscienza in cambio di soldi? È rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene del Commonwealth?

Voi, sporche prostitute, non avete forse sporcato questo sacro luogo, trasformato il tempio del Signore in una tana di lupi con i vostri principi immorali e atti malvagi? Siete diventati intollerabilmente odiosi per l’intera nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l’ingiustizia! Ora basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave. In nome di Dio, andatevene!”.

Questo il discorso che Oliver Cromwell pronunciò il 20 aprile 1653 sciogliendo il parlamento inglese.