Viareggio un mese dopo
Non sono più passato "di là dall’Aurelia", ma quando percorro via Burlamacchi mi prende un nodo alla gola.
29 giugno 2009. Nella stazione deraglia un treno. Scoppia un carro merci carico di Gpl.
E’ una strage. Case bruciate, vite distrutte. L’inferno è a Viareggio.
Ieri sera un lungo silenzioso corteo.
L’elenco dei danni è ingente ed è difficile completarlo. Forse è per questo motivo che ancora non sembra essere arrivato un euro. Spero sia questo il motivo, ma ci credo poco.
La questione più importante, per rendere giustizia a quelle vittime, ai parenti, a Viareggio tutta, è rispondere alla richiesta di verità.
Nei fogli della Procura si parla di ipotesi di disastro colposo e quando si parla di disastro colposo c’è un colpevole, sempre. Non si tratta di un evento naturale. Ma nessuno ancora oggi è iscritto a registro. I morti, i parenti, Viareggio tutta dignitosamente stanno aspettando.
immagine scattata a Torre del Lago, clicca per ingrandire








Alcuni giorni fa mi sono ritrovato in quella stazione, ho rifatto il percorso che negli ultimi anni ha rappresentato un po “un ritorno a casa” e lo sconforto è inevitabile mentre col treno accarezzi quei ruderi bruciati e violentati dalla furia delle fiamme. Non si può ignorare la puzza di freni bruciati che prende alla gola sui treni regionali che arrivano da nord a Viareggio. Non si può ignorare le responsabilità di una azienda che licenzia i dipendenti se denunciano inadempienze o carenze gravi nella sicurezza.