Riscoppia il caso della rana crocifissa. Io contrariamente a tanti bloggers non la pubblico, ma non per antipatia o per motivi religiosi, ma semplicemente perchè la trovo brutta e non mi piace. Però la cosa mi ha incuriosito. Ed essendo ignorante di Arte Moderna mi è venuto da chiedermi chi fosse realmente l’autore, questo Martin Kippenberger. E’ davvero così famoso come fanno apparire, creatore di opere altrettanto celebri oppure, ho anche pensato, è uno che ha vinto il classico “terno al lotto” inventandosi qualcosa di estremente provocatorio, in questo caso per la Chiesa, e poi l’intervento di chi la rappresenta e la coseguente risonanza pubblicitaria ha fatto si che quest’opera diventasse così celeberrima? Ho cercato quindi un pò qui e un pò la, ma alla fine il dubbio sulla sua fama artistica mi è rimasto. Ho letto che è morto 11 anni fa, ad appena 44 anni, e mi spiace per lui. Ha vissuto una vita caratterizzata tra l’altro da da forti tensioni interiori e tormenti esistenziali, e infine che ci ha lasciato un discreto patrimonio di opere. Ho letto delle dichiarazioni del Papa: “ferisce il senso religioso di tante persone che nella croce vedono il simbolo dell’amore di Dio e della nostra salvezza, che merita riconoscimento e devozione religiosa” e quelle di tanti altri più o meno intenditori che asseriscono come l’opera assuma il valore di un simbolo, quella della libertà di espressione. Personalmente ritengo che un artista sia libero di fare ciò che vuole e che chiunque altro possa apprezzare o criticare. Certo è che non ricordo il nome di un grande Artista (nel passato o nel presente) divenuto famoso perchè creatore di opera offensiva. Ribadendo il concetto della mia completa ignoranza in materia, non volendo interpellare Sgarbi, se qualche amico/a può aprirmi la conoscenza sull’artista……lo ringrazio fin da adesso.
non è arte. punto.
eSp.
nemmeno io l’ho pubblicata, è troppo brutta, ma quale arte!
non la sapevo ‘sta storia della rana crocifissa… certo, è un signor modo per far parlar di sè! Siamo ai livelli dell’anilina nella fontana di Trevi!
Io la trovo di cattivo gusto e non riesco proprio a vederci nulla di artistico…la prima cosa che mi è venuta in mente quando l’ho vista è stata: “se qualcuno avesse fatto una cosa del genere, in un paese musulmano nei confronti di Maometto forse avrebbe fatto la stessa fine della rana…”
Amico mio, il caso della rana è scoppiato perchè a Bolzano si respira aria di elezioni, altrimenti sarebbe passata inosservata. Come del resto è successo in tutte le mostre in cui è stata esposta
dimenticavo, sia io che altri blog bolzanini abbiamo parlato parecchio di questo caso, magari i tuoi lettori possono farsi un´idea più approfondita
Nessun artista offensivo?
Caravaggio era considerato blasfemo al tempo, gli impressionisti “insultavano” la tradizione della pittura classica, Picasso andò oltre. Nel cinema, Bunuel anche era considerato blasfemo.
Un artista, se non è blasfemo, non è un vero artista. E’ un artigiano.
Spinoza, non mi risultano opere blasfeme, soprattutto di Caravaggio. In questi artisti forse il pensiero contrastava, d’altronde la religione non permette di uscire da quei due binari. però davvero non ricordo (anche se non sono un grande intenditore) quale opera degli artisti citati sia stata in maniera così evidente ed eclatante, giudicata blasfema. Mai visto un crocifisso del genere per esempio
Martin Kippenberger è stato uno dei più celebri artisti della sua generazione, basti pensare che da vivo ha avuto personali in alcuni dei musei più celebri al mondo (es. MoMa), cosa insolita per un’artista che non aveva nemmeno compiuto 44 anni quando è deceduto. Inoltre già negli anni 90 le sue opere erano scambiate per diversi milioni di dollari. Personalmente non amo le sue opere (della sua generazione preferisco artisti come Tiravanjia o Felix Gonzalez Torres) ma la sua importanza, per chi conosce l’arte contemporanea, è ovvia. Inoltre ci terrei a dire che Spinoza ha perfettamente ragione quando parla del rapporto Arte/Chiesa basti pensare ai diversi disagi che Michelangelo dovette subire durante la lavorazione della cappella sistina o ancora al caso di Veronese, che per le sue Nozze di Canà fini davanti ad un tribunale d’Inquisizione.